Il curioso caso di Levan Mchedlidze

03.08.2010 10:30 di  Alessandro Buttitta   vedi letture
Il curioso caso di Levan Mchedlidze
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© foto di Federico De Luca

Un talento innato e un futuro radiante ai suoi piedi: ecco cosa aveva Levan Mchedlidze a Palermo. Giocava spezzoni di partita, aveva occasione di mettersi in mostra (come il gol a Torino contro la Juventus nello storico 1-2 di due stagioni fa), era pupillo prima di Zamparini e poi di Zenga ad inizio campionato. Poi l'idillio si rompe con Delio Rossi: qualche rallentamento di troppo per via di qualche piccolo infortunio e una certa dose di presunzione, il volere essere considerato maggiormente in un Palermo che aveva in Cavani e Miccoli le sue stelle in attacco, lo hanno allontanato da Palermo, colpevole, a dire di Mchedlidze, di non averlo valorizzato. Nel calcio come nella vita però il saper attendere il proprio momento e l'umiltà sono doti che alla fine pagano. Si semina quello che si raccoglie. Si veda il caso di Abel Hernandez. L'uruguiano, al pari di Michelidze, entrava sempre dalla panchina, sgobbava in allenamento e dopo solo un anno e qualche mese ha ricevuto la maglia da titolare in squadra, complice sia il temporaneo appannamento di Cavani in zona gol sia qualche stop di Miccoli. Ora Hernandez, avendo dimostrato il suo valore in campo, a vent'anni si gioca il posto da titolare in un Palermo che ha un grande potenziale offensivo, Mchedlidze alla stessa età ritorna nell'Empoli in serie B dopo aver sciupato il suo talento per una stagione nel suo ritiro personale in Georgia. Come suole dire un vecchio detto popolare: la presunzione parte a cavallo e torna a piedi.