Palermo, Brignoli: "Qui per rimettermi in gioco. Dobbiamo vincerle tutte”

18.04.2019 10:26 di Alessandra Cangialosi   Vedi letture
© foto di Rosario Carraffa/TuttoPalermo.net
Palermo, Brignoli: "Qui per rimettermi in gioco. Dobbiamo vincerle tutte”

Domenica sera il Palermo ha vinto 2 a 1 contro il Benevento e ha conquistato tre punti importantissimi. Uno dei protagonisti del match è stato sicuramente il portiere dei rosanero Alberto Brignoli, che è tornato allo stadio "Ciro Vigorito", per la prima volta, da ex. Intervistato da La Gazzetta dello Sport l’estremo difensore ha raccontato della sua esperienza con i campani e della corsa alla serie A del Palermo. Ecco le sue parole evidenziate da TuttoPalermo.net: "Dopo il gol con il Milan per molti sono diventato un idolo, per altri invece uno che ha fatto un dispetto alla loro squadra. Con il Benevento le cose non erano andate come speravo, ero deluso, ma bi­sogna sempre trovare lo spunto per migliorare, dare la colpa agli altri non aiuta, così avevo accettato la scelta di stare in panchina anche se stavo facen­do bene. Con venti presenze avrebbero dovuto riscattarmi, così non hanno fatto. A Palermo mi sono voluto rimettere in gioco e volevo un posto fisso dopo alti e bassi tra Samp, la Spagna e il Perugia. A Palermo potevo rilanciarmi e ripartire forte. Ho risolto il contratto con la Juve per riprendere la mia strada, sono stato coraggioso, sarebbe stato comodo rimane­re legato ancora un anno, ma meglio così, alla Juve vanno solo i fenomeni. La Juventus è un punto di arrivo, ogni gio­catore deve averlo in testa. Ci arrivi quando pensi di essere completo, poi sei lì e ti accorgi di non esserlo e se cogli cosa manca puoi fare la differenza. Non vincevamo due partite di fila da dicembre per colpa nostra. La Juve vince da 10 anni perché ha sempre fame, cosa che a noi è mancata. Ci siamo specchiati troppo, ma adesso abbiamo rimesso in piedi il campionato. Il caos societario ha intaccato qualcosa. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo presi le nostre responsabilità. Il turno di riposo del Lecce, una partita in meno si sente, dobbiamo vincerle tutte per questo. E poi c’è Lecce­-Brescia, ma guardare troppo gli altri è stata una delle cause che ci ha fatto rallentare. Il mio errore con il Brescia? Tutti sbagliano, anche Buffon, anche mio papà che fa il vigile. L’importante è ammetterlo e affrontare i problemi nel modo giusto. Noi portieri passiamo dalla polvere all’altare in un attimo, è vero, ed è per quello che la nostra forza deve essere l’equilibrio. Nei portieri conta la testa. Il ciclismo mi ha formato il ca­rattere, ho corso dai 6 ai 10 an­ni e ho imparato a non mollare. Non avevo il telefonino, se mancavano trenta chilometri non potevo farmi venire a prendere, mi sforzavo e tornavo. Se mi avessero aiutato sarebbe stata una scorciatoia. Nel calcio hai altri dieci che ti possono aiutare, nel ciclismo o ci sei o non ci sei. Penso a Pan­tani in salita, la cosa più bella, emozioni che nel calcio ho pro­vato raramente. Mi sono un po’ disinnamorato al ciclismo dopo quello che è successo a Pantani, vedere lui era come vedere la finale del Mondiale. I portieri che mi hanno stupito di più sono Audero, sembra un trentenne, oppure Meret o un fuoriclasse come Donna­rumma, certe cose le fai a vent’anni solo se hai la testa. Tra i giovani di B farà strada Vicario del Venezia e Montipò del Benevento. Il numero uno al mondo è invece Buffon. Quello che ha dato Buffon a questo ruolo è il massimo. Alla Juve mi chiamava per andare ad allenarmi con lui, a luglio”.