Palermo, Lancini: "Mi sono tuffato in rosanero a prescindere dalla categoria. Sono stato vicino al Catania"

25.01.2020 13:35 di Aldo Sessa   Vedi letture
© foto di Aldo Sessa/TuttoPalermo.net
Palermo, Lancini: "Mi sono tuffato in rosanero a prescindere dalla categoria. Sono stato vicino al Catania"

Edoardo Lancini si è raccontato in una lunga intervista rilasciata a La Repubblica oggi in edicola, analizzando il presente in casa Palermo, del suo arrivo in Sicilia, del mancato approdo a Catania e non solo. Ecco quanto evidenziato da TuttoPalermo.net: "So che Carlo Lancini ha giocato nel Palermo,  ma non lo conosco, non c’è alcun legame di parentela. Però mi sono incuriosito e ho guardato su internet per capire chi fosse. Ho visto che abita in un paesino a dieci chilometri da casa mia, ma non ci siamo mai visti. Catania? Mi ha cercato Pietro Lo Monaco. Ma aspettavo ancora un’offerta dalla serie B e in particolare dall’Entella di Boscaglia. Poi il 10 agosto mi ha chiamato Castagnini, che avevo già avuto a Brescia, e mi sono tuffato in questa esperienza. Non è stato facile perché ci sono tutte le due categorie di differenza rispetto alla B, ma una piazza come Palermo si prende in considerazione a prescindere dalla categoria. Aveva ragione Sagramola quando mi disse che a Palermo mi sarei sentito un calciatore vero. Comunque dispiace sempre quando ci sono squadre che rischiano il fallimento. Ci sono persone che rischiano di restare a spasso. Jacopo Dall’Oglio, che giocava con me a Brescia, era stato acquistato dal Catania e si è ritrovato in una situazione difficile. Spero che qualcuno faccia qualcosa, sarebbe bello l’anno prossimo fare un derby con il Catania. La scorsa estate è stata brutta, ma ho capito che non si deve mollare mai. Ci sono tanti giocatori che non lo meritano e sono a casa senza contratto. Oppure giocano in categorie inferiori rispetto a quello che meritano. Bisogna essere costanti nel lavoro e anche fortunati: devi trovarti nel posto giusto al momento giusto. Se fai tutto quello che devi, però, alla fine arrivi dove meriti. A Brescia forse oggi giocherei in A, Corini mi ha sempre detto che potevo fare parte del progetto. È stato lui a suggerirmi di staccarmi da Brescia perché mi avrebbe fatto bene. Giocare a casa propria non è mai facile, sei il primo capro espiatorio per tutte le colpe e magari non ne hai così tante. Volevo uscire da questo sistema viziato. I fischi li accetto. Il problema è avere pregiudizi e mi sentivo bloccato. Volevo ripartire da zero e puntare tutto sulla mia credibilità. Mi piace la musica latinoamericana, provo a ballare, ma sono un po’ legnoso. Il mio preferito è Daddy Yankee, ma ascolto anche Ultimo. Sono andato a un suo concerto, all’Olimpico, con la mia fidanzata Paola. Quello è stato il mio primo concerto dal vivo, mi è piaciuta tanto l’atmosfera e i suoi testi. Sono milanista e ho sempre guardato con attenzione alle giocate di Nesta e Maldini. Giocare a San Siro è il sogno di ogni bambino. Chissà che non ci arrivi con il Palermo. Ai tempi del Novara di Boscaglia. Giocavo in una difesa a tre e siccome mi piace giocare la palla e provare il lancio hanno cominciato a paragonarmi a lui. Il numero è quasi casuale: avevo il 17, poi a Brescia Cellino me lo ha fatto togliere per scaramanzia, il 19 era libero e l’ho preso. Lo scelgo anche per Bonucci che mi è sempre piaciuto. L'allenatore a cui è più legato? Boscaglia, mi ha insegnato tanto. E poi anche per il modo in cui prepara le partite e per il rapporto che ha con i calciatori. È da A, merita più di quello che ha. Mi incuriosisce molto anche De Zerbi, mi piace il modo in cui imposta l’inizio dell’azione, sempre palla a terra e da dietro. Mi piace quel calcio lì. Non palla lunga e pedalare, anche se bisogna sapersi adattare alle categorie".