Palermo, Mirri: "Essere Presidente è una grande emozione"

11.10.2019 10:00 di Claudio Puccio   Vedi letture
© foto di Rosario Carraffa/TuttoPalermo.net
Palermo, Mirri: "Essere Presidente è una grande emozione"

Il Presidente rosanero Dario Mirri ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport, ecco le sue parole evidenziate da TuttoPalermo.net: "Emozioni da tifoso? Piansi quando ho saputo della cessione di Vito Chimenti, dissi a mio padre di chiamare lo zio (Renzo Barbera ndr.) e dirgli che Chimenti era il nostro idolo. Zio disse a papà 'consola tuo figlio, digli che i calciatori passano, i presidenti anche, il Palermo resta'. E per me quello resta il manifesto della grandezza di Renzo Barbera. Infatti, quando Zamparini cedette Dybala capii. Ho una missione, sono il presidente del club che adoro. E pensando a Renzo Barbera non posso che avere un milione di motivazioni per arrivare fino in fondo ai desideri. Quali desideri? La Serie B presto. 4 anni? No, sono troppi, facciamo uno sconto, in tre anni va bene. Vittoria del bando? Avevamo un impegno con la mia azienda leader nel campo della pubblicità, avevamo contribuito al pagamento degli stipendi. Ma quel giorno mi si è aperto un mondo, ricordo l’emozione del mio socio e vicepresidente Tony Di Piazza, come quel sogno che pensi irrealizzabile. Una mattina ti svegli, apri gli occhi e capisci che è vero. Piango spesso per il Palermo. Come quando andò via Vito Chimenti e mi spiegarono perché. Quando perdemmo una finale di Coppa Italia a Napoli contro la Juve, vincevamo e ci sorpassarono ai supplementari. E non troppe settimane fa, quando entrai da Presidente nello spogliatoio dello stadio intitolato a mio zio. Pelle d’oca. Promesse? I risultati no, sarei un folle se dicessi le vinciamo tutte. Certo, quando mi chiede dove vorrei essere entro tre anni, se non rispondessi in serie B sarei ipocrita. Entro il 2020, se l'Amministrazione comunale ci darà una mano, vorremmo fare centro sportivo e un restyling dello Stadio. Prometto un’altra cosa, l’appartenenza. Il senso di appartenenza, quello che la città vuole e pretende, la stessa cosa che ha rimproverato a Zamparini. Soffocare la passione è imperdonabile. Ci sono i numeri. Quali? Palermo non può dare duemila abbonati in serie B. E non lo dico perché, noi in serie D, ne abbiamo fatti oltre diecimila. C’era la necessità di svoltare e di ripristinare l’appartenenza. Chiunque avrebbe fatto il record di tessere, a patto di garantire i suddetti requisiti. Il calcio non può essere soltanto business, schiaffeggiando il sentimento popolare. Il Palermo è il vero amore della mia vita. Ovviamente dopo mia moglie Chiara e le tre fi glie Nanni, Eleonora e Adele. Respirare, palpitare, gioire, soffrire per quella maglia. E ritrovarsi nella stanza dei bottoni è fantastico".