Palermo, Mirri: "La mia un'idea di calcio diversa, le big ci copieranno"

18.08.2019 10:23 di Claudio Puccio   Vedi letture
© foto di Rosario Carraffa/TuttoPalermo.net
Palermo, Mirri: "La mia un'idea di calcio diversa, le big ci copieranno"

Lunga intervista concessa al Corriere dello Sport dal Presidente rosanero Dario Mirri, ecco le sue parole evidenziate da TuttoPalermo.net: "Porterò nel calcio le mie certezze morali. Sicuro che, quando le grandi Società ci scopriranno, finiranno per capire. Il mio sogno è quello che si adeguino al nostro modello partecipativo, d'identità e di sostenibilità. Vendono a trenta o quaranta milioni giocatori che non hanno quel valore e mi viene il dubbio che nei bilanci delle Società ci possa essere quello che c'era nel Palermo. Il calcio non deve più lasciare dubbi e problemi. Mito d’infanzia? Mio zio, Renzo Barbera, che era al di sopra di ogni sospetto, una persona che dava e riceveva affetto, i suoi modi m'incantavano. Le prime immagini di una partita? A quattro anni, Palermo-Brindisi, con incidenti, rimasi sconvolto, ma frenai mio padre che voleva portarmi via. A dieci, la finale di Coppa Italia, a Napoli, contro la Juventus. Per il Palermo ho pianto due volte, quella fu la prima. Poi, contro la Triestina per la promozione in A. Ma erano lacrime di gioia dopo tante sofferenze e umiliazioni come la radiazione. Zamparini? Mai amato. Lo vedevo diverso da zio Renzo. Ne apprezzavo i risultati, i campioni, ero il primo ad andare in trasferta, seguivo le Coppe e a Barcellona, confidai ad un suo collega che ci rimase male che da lui non mi sentivo rappresentato. La mia rivoluzione? Prima cosa, la Società appartiene a tutti. Più che il proprietario del Palermo, sono il temporaneo gestore di un bene collettivo. Questo ritiro, questa prima amichevole, le nostre iniziative lo confermano. Porto addosso una responsabilità gravosa. So bene che ogni selfie, ogni pacca è un debito. La seconda, il fatto che la gente debba partecipare. Terzo?  Spiegare chiaramente che sono un imprenditore e gestirò la Società in attesa di un ritorno economico. Sono convinto che dopo Juve, Milan, Inter, Napoli, e le due romane ci sia il Palermo. Vorrei stravincere, sempre, come del resto i tifosi. Però bisogna crescere e accettare la sconfitta. Purtroppo, siamo stati abituati in altro modo. Zamparini mandava via gli allenatori e devastava tutto. Infine, mi piacerebbe essere ricordato come il Presidente che ha voluto coinvolgere la gente, che per strada o in un salotto si possa dire: ‘Tifo per il Palermo perché è la mia immagine’. Poteri del calcio? Non ho paura di niente e vivo in una città difficile come Palermo. L'ambizione c'è. Zamparini parlava di scudetto, io non voglio illudere i tifosi e me stesso. Non gioco da solo. Ci chiamiamo Palermo. Ogni avversario farà di tutto per metterci sotto. Si parte da Marsala, poi dovremo battere pure i santi ( la battuta è un riferimento al San Tommaso, squadra del quartiere omonimo di Avellino che giocherà nello stesso girone dei rosanero ndr.). Il mio investimento a febbraio per gli stipendi? Da tifoso, pensavo che avremmo perso la serie A con i punti di penalizzazione. Speravo di salvare la Società per poi gestire la pubblicità in palcoscenici migliori come la A o la B. Purtroppo, non avevo calcolato la cessione ad Arkus. Ed è finita come abbiamo visto. Pergolizzi? Se è stato scelto, significa che è il migliore. Rispetto al passato, quando è stato usato e poi messo da parte, vogliamo costruire su di lui. A Pergolizzi, come ad altri che erano con Zamparini, abbiamo dato un'identità diversa. Sempre a contatto con i giocatori? Non è così. Mi chiedono ‘Perché non entra?’. Sto al mio posto, saluto e basta. Faccio il tifoso, imparo come gioca Ricciardo o Langella, non apro bocca. Se pensassi ‘Qui ci vuole un altro attaccante’ mi tormenterei dentro ma senza chiamare Sagramola e Castagnini per non rovinare la loro indipendenza. Cosa farò se allo stadio verrà il presidente della LND? Andrò a salutarlo e poi mi sistemerò al mio posto in gradinata, con la gente e con i tifosi”.