Verona, Di Gaudio: "Quando il Palermo mi disse di smettere mi ha ucciso. Zammiti è un padre per me"

06.03.2019 11:35 di Aldo Sessa  articolo letto 416 volte
Antonio Di Gaudio (a sinistra)
© foto di Nicola Ianuale/tuttoSALERNITANA.com
Antonio Di Gaudio (a sinistra)

Antonio Di Gaudio, attaccante adesso in forza al Verona ma in prestito dal Parma, in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ha parlato del passato nella sua Palermo, della delusione per essere stato scartato dal club rosanero e il suo rilancio in Emilia-Romagna. Ecco le sue parole evidenziate da TuttoPalermo.net: "Sono nato a Borgonuovo, in mezzo a quattro quartieri, in una periferia non tanto bella, nelle case della Posta. Lì mi conoscono tutti. Mister Salvatore Zammitti, oggi al Palermo, è il padre che non ho mai avuto. Giocavo per strada, mi ha visto ed è stato una guida per me. Ha scoperto tanti talenti, è un fenomeno. Dal Ribolla passai al Palermo, giocavo poco, non ho mai ca­pito i motivi, mi davano spiegazioni strane. Poi, prima di andare in ritiro con la Primave­ra, mi hanno detto che era me­glio se smettevo. Avevo 17 an­ni, mi hanno ammazzato, ho pianto come quando è morta mia nonna. Mi avevano voluto a tutti i costi. Incredibile. Tifoso del Palermo? Come no. Scavalcavo al Bar­bera con mio fratello, eravamo matti. Tifavo per Cappioli e La Grotteria. Ma dopo essere sta­to scartato, basta. Palermo è la mia cit­tà, ci abitano i miei cari, ma quando ci gioco contro…L’anno scorso ho vinto col Par­ma. Non vedo l’ora: certo, mi serviranno un po’ di accrediti… Ma ancora c’è tempo. Vole­vo andar via a tutti i costi da Palermo e grazie agli agganci di Zammitti sono partito due giorni dopo per l'Emilia".