Bresciano, da uomo bionico a semplice gregario

06.03.2010 12:14 di Fabrizio Germano   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Bresciano, da uomo bionico a semplice gregario

Chi non ricorda il suo splendido debutto in un caldo pomeriggio d’estate, gol in sforbiciata nel 4-3 con la Reggina della stagione 2006/07. Niente di sorprendente per chi conosceva le sue gesta con l’Australia e con le maglie di Empoli e Parma. Fu solo l’inizio per colui che da lì a poco farà impazzire il popolo rosanero con la sua famosa statua e sarà ribattezzato l’uomo bionico. Non importava la posizione in campo, lui era l’uomo ovunque di mister Guidolin. Sembrava avesse il dono dell’ubiquità che toccò il suo culmine nella vittoria a San Siro contro il Milan. Quella squadra grazie anche ai suoi numeri sognò per un girone intero traguardi molto ambiziosi ma dopo l’infortunio di Amauri iniziò la sua lenta involuzione. La squadra naufragò e nel girone di ritorno non si vide più l’incredibile uomo bionico. A fine stagione il Palermo arrivò quinto e l’australiano sembrò ad un passo dall’addio. Voleva l’Inghilterra ma il suo trasferimento al Manchester City sfumò. Inizio così la sua seconda stagione in rosanero che lo rilegò nell’anonimato. Sempre grande impegno ma risultati modesti e quasi si pensò fosse stato sostituito con un fratello gemello scarso. Dopo un’altra estate con la valigia in mano viene confermato e nel corso della stagione diventa una pedina indispensabile nello scacchiere di Ballardini. Buono il suo contributo soprattutto in casa, latitante troppo spesso in trasferta come del resto tutta la squadra. Sempre in campo con qualsiasi allenatore, sempre criticato da stampa e tifosi, sempre altalenante nel rendimento. A questo punto viene spontaneo chiedersi qual è il vero Mark Bresciano? Il bionico o il gregario? La sua avventura a Palermo sembra stia per terminare e in modo molto mesto visti i suoi continui infortuni. Il suo addio rischia di non lasciare traccia ma chi ha sempre seguito le gesta del canguro australiano spera di vedere un ultimo sprazzo dell’uomo bionico che fu e la sua sublime statua.