Internalizzazione sanità siciliana, dopo la riunione i sindacati alzano la voce: non solo OSS, serve capire cosa fanno davvero i lavoratori
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti contestano l'esito del confronto in Assessorato. UILTuCS Sicilia chiede un percorso concreto, dalla revisione delle dotazioni organiche alle procedure di accesso.
La riunione del 21 settembre presso l'Assessorato regionale alla Salute non ha prodotto le risposte che i sindacati si aspettavano sul percorso di internalizzazione dei lavoratori dei servizi esternalizzati nella sanità siciliana. Dopo settimane di attesa, la ricognizione avviata dall'Assessorato avrebbe dovuto rappresentare il primo passaggio concreto per capire quanti lavoratori siano coinvolti, quali attività svolgano e quali possibilità esistano per costruire il percorso previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Ma proprio sull'esito di questa ricognizione si concentra ora una parte importante della vertenza. E il punto, come già evidenziato su TuttoPalermo.net, nelle scorse settimane, non è semplicemente stabilire quanti lavoratori siano necessari alle Aziende sanitarie. La questione è anche capire chi sono questi lavoratori, cosa fanno realmente, quali competenze hanno maturato e a quale profilo professionale possano essere ricondotte le attività svolte.
La ricognizione non può fermarsi al numero dei lavoratori
Il tema era stato già posto con forza nelle scorse settimane. Una ricognizione efficace non dovrebbe limitarsi a un censimento numerico o alla semplice denominazione dell'appalto. Dovrebbe invece ricostruire la situazione lavoratore per lavoratore. Per ciascuna posizione occorrerebbe verificare le attività concretamente svolte, il luogo di lavoro, la continuità delle mansioni, le competenze utilizzate, le responsabilità esercitate e la storia professionale maturata negli anni. È una distinzione importante perché il nome dell'impresa appaltatrice o la qualifica formalmente riportata nel contratto non necessariamente descrivono da soli l'attività che una persona svolge quotidianamente all'interno di una struttura sanitaria. Anche i diversi cambi d'appalto possono avere modificato il datore di lavoro formale senza modificare necessariamente il luogo di servizio, le attività o le competenze utilizzate. È proprio questo il motivo per cui la ricognizione delle mansioni rappresenta uno dei passaggi centrali della vertenza.
Il nodo non è soltanto l'OSS
Nel confronto di questi giorni è emersa anche la questione dell'OSS, ma sarebbe riduttivo leggere l'intera vicenda esclusivamente in questa chiave. Il problema riguarda infatti l'intero insieme delle professionalità presenti attraverso i servizi esternalizzati. Ci possono essere lavoratori che svolgono attività riconducibili al profilo OSS e che possiedono i relativi requisiti. Ma possono esserci anche lavoratori che svolgono altre attività, con una mansione formalmente diversa, e che devono comunque essere ricompresi nella ricognizione per capire quale sia il corretto profilo professionale di riferimento.
Il passaggio fondamentale dovrebbe quindi essere:
mansione effettivamente svolta → competenze maturate → profilo professionale corrispondente → eventuale percorso di internalizzazione.
È questa la logica che consentirebbe di evitare una semplificazione della vertenza. Non si tratta, quindi, di stabilire preventivamente che tutti debbano essere inquadrati come OSS. Si tratta prima di tutto di fotografare la realtà professionale esistente, per poi verificare, caso per caso, quale sia il profilo compatibile con le attività svolte e con la normativa vigente.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti: "Un arretramento"
Nel comunicato diffuso dopo la riunione, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti hanno parlato di un "arretramento" rispetto alle aspettative maturate durante i precedenti confronti istituzionali. Le tre organizzazioni hanno contestato anche l'assenza dell'assessore regionale alla Salute e hanno chiesto alla Regione di chiarire se esista una precisa volontà politica di procedere con l'internalizzazione. Secondo quanto riportato nel comunicato sindacale, dalla ricognizione sarebbe emerso che nel 90% dei casi le aziende ospedaliere avrebbero dichiarato di non avere necessità di integrazione del personale oppure avrebbero evidenziato soprattutto problemi di natura finanziaria. Le organizzazioni sindacali contestano però che questo dato possa essere sufficiente per chiudere la questione. Nel loro ragionamento torna infatti anche il problema dell'inquadramento: diverse aziende avrebbero segnalato la necessità di individuare con chiarezza le figure professionali compatibili con le attività svolte dal personale esternalizzato. Le tre sigle insistono quindi sulla valorizzazione della professionalità maturata negli anni e, nel loro comunicato, richiamano anche il caso dei lavoratori che svolgerebbero attività riconducibili al profilo OSS.
UILTuCS Sicilia punta su un percorso più ampio
La UILTuCS Sicilia, nel proprio comunicato firmato dalla segretaria generale Ida Saja, affronta la questione con una proposta che va oltre il solo tema dell'inquadramento come OSS. Il sindacato richiama infatti quattro questioni: accesso ai crediti stanziati dal Governo, sostenibilità economica, riqualificazione del personale e corretto inquadramento professionale. Ma soprattutto propone di rivedere le dotazioni organiche e avviare un concorso riservato a chi possiede i requisiti di accesso, per un numero di posti pari al 50% del fabbisogno triennale, richiamando quanto, secondo il sindacato, starebbe avvenendo presso il Policlinico e l'Ospedale Garibaldi di Catania. È una proposta che porta il confronto su un piano più ampio: non soltanto "quale qualifica ha oggi il lavoratore?", ma anche come costruire concretamente un percorso di accesso al sistema sanitario pubblico per una platea di persone che da anni lavora attraverso gli appalti.
La vera partita è individuare correttamente la platea
Ed è probabilmente questo uno dei passaggi più delicati della fase attuale. Prima di parlare di numeri definitivi, concorsi o assunzioni, occorre stabilire chi debba essere considerato nella platea interessata.
La domanda non può essere soltanto:
quanti posti dichiarano di avere oggi le Aziende sanitarie?
Deve essere anche:
quali attività vengono oggi svolte attraverso gli appalti e quali professionalità sono necessarie per garantire quei servizi?
Da qui l'importanza della ricognizione delle mansioni.
Un lavoratore potrebbe risultare formalmente con una determinata mansione, ma svolgere da anni attività differenti o ulteriori all'interno della struttura sanitaria. Allo stesso modo, persone formalmente inserite nello stesso servizio potrebbero svolgere attività diverse e avere competenze differenti. Per questo una ricognizione costruita soltanto sulla denominazione dell'appalto rischierebbe di non restituire la fotografia completa della situazione.
La Regione dovrà chiarire criteri e metodo
È su questo terreno che ora i sindacati chiedono un nuovo confronto. Bisognerà capire quali criteri siano stati utilizzati dall'Assessorato per la ricognizione, quali dati siano stati richiesti alle Aziende e soprattutto se sia stata analizzata la mansione effettivamente svolta dai singoli lavoratori oppure soltanto il fabbisogno dichiarato dalle strutture. Sono due piani differenti. Il fabbisogno aziendale fotografa la necessità di personale secondo l'organizzazione attuale. La ricognizione delle professionalità dovrebbe invece consentire di capire quali attività siano oggi garantite attraverso gli appalti e quali profili professionali siano concretamente presenti. Da questa distinzione potrebbe dipendere una parte importante del futuro della vertenza.
Dopo il 21 settembre, torna la mobilitazione
Il clima dopo la riunione è quindi nuovamente teso. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti hanno fatto sapere che, in assenza di un nuovo confronto e di risposte concrete, potranno essere avviate le procedure per la mobilitazione. Anche UILTuCS Sicilia ha annunciato che, senza risposte concrete, è pronta alla mobilitazione. Al momento non risulta proclamato uno sciopero, ma il ricorso alla protesta sindacale viene indicato esplicitamente come possibile sviluppo della vertenza qualora non arrivino risposte ritenute sufficienti.
Ora serve un cronoprogramma
Il prossimo passaggio richiesto dai sindacati è dunque un nuovo tavolo regionale, possibilmente con il coinvolgimento delle Commissioni parlamentari interessate. La richiesta è quella di arrivare finalmente a un cronoprogramma, con tempi e modalità precise. Prima ancora delle eventuali procedure concorsuali, dovranno essere chiariti il perimetro della platea, le mansioni effettivamente svolte, i profili professionali corrispondenti, il fabbisogno delle Aziende, le dotazioni organiche e le risorse disponibili. La questione, dunque, non è soltanto "chi può diventare OSS". La domanda più ampia è: quali lavoratori stanno oggi garantendo attraverso gli appalti attività all'interno della sanità siciliana, quali mansioni svolgono realmente e quale profilo professionale corrisponde alla loro esperienza e alle loro competenze? È da questa fotografia, lavoratore per lavoratore e mansione per mansione, che dovrebbe partire il percorso successivo. Dopo la riunione del 21 settembre, i sindacati chiedono alla Regione di trasformare finalmente la ricognizione in un atto concreto. In caso contrario, la vertenza potrebbe tornare sul terreno della mobilitazione.



