Amiens, Aleesami: "Palermo? Volevo andare via dopo sei mesi, perché..."

06.04.2020 09:10 di Tutto Palermo Redazione   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Amiens, Aleesami: "Palermo? Volevo andare via dopo sei mesi, perché..."

L'ex terzino del Palermo, Haitam Aleesami, ora all'Amiens, intervistato da Get French Football News, ha parlato della sua esperienza con la maglia del Palermo, ecco quanto evidenziato da TuttoPalermo.net: "Volevo andarmene dopo la prima stagione. Già dopo 6 mesi dissi che non avevo trovato ciò che mi aspettavo e che non era professionale quanto stava accadendo. Il primo anno abbiamo avuto tre o quattro direttori sportivi e cinque diversi allenatori, il che vuol dire anche cinque diversi staff tecnici. Non abbiamo mai avuto un vero gruppo e se non hai un gruppo non sarai mai in grado di vincere. Il Patron Maurizio Zamparini? Anche se aveva buone offerte, non mi ha voluto vendere, diceva che voleva riportare la squadra in Serie A, ma poi sappiamo come è finita. Non faccio nomi, ma in tanti vi posso garantire che fumavano e mi riferisco a giocatori. Ricordo il mio primo giorno a Palermo. Ho pranzato con i compagni in hotel e poi ho visto 7/8 giocatori uscire sul balcone con i tecnici che erano a due passi a fumare. Andai da Hiljemark e gli chiesi se erano fisioterapisti o tecnici. E lui mi risposte ‘Ah no. Benvenuto in Italia, ti ci abituerai’. E 5 minuti prima di scendere in campo, vedevo che c’erano sempre gli stessi a fumare. Anche all’intervallo, capitava che un paio corressero a fare due tiri se l’allenatore concedeva 5 minuti. Ed io pensavo, ‘tutto questo è assurdo'". Ha anche parlato del gioco italiano: "É un po’ più lento e tattico, ma l’ho trovato anche più difficile. Devi essere intelligente e paziente, devi giocare sempre per la squadra. In Francia, soprattutto se giochi da ala o da attaccante, sei più libero e se perdi la palla dieci volte su dieci non ci sono problemi. Se lo fai in Italia, la partita successiva non la giochi. Qui in Francia è tutto diverso. Razzismo? In Italia dicono che si tratta di ignoranza, che non c’è razzismo. Se uno inizia a gridare, poi lo fanno anche altri. Ho sentito più cose ignoranti che razziste".