Palermo, Di Piazza: "Nel calcio i soldi si perdono, ma c'è visibilità. L'Atalanta modello da copiare"

05.04.2020 09:58 di Aldo Sessa   Vedi letture
Palermo, Di Piazza: "Nel calcio i soldi si perdono, ma c'è visibilità. L'Atalanta modello da copiare"

Il vice presidente del Palermo Tony Di Piazza è stato intervistato dal Corriere dello Sport, parlando del suo passato da emigrato di successo e dei progetti futuri, anche in questo momento così difficile. Ecco quanto evidenziato da TuttoPalermo.net: "Sono un classe 1952 di San Giuseppe Jato. Da piccolo amavo lo sport, ma non avevo i centimetri per diventare calciatore. La mia vera passione era la musica. Cantavamo per gli sposi. Da 10 dollari a serata, una volta famosi si passava a 100. Così ho conosciuto mia moglie Nella, era damigella a un matrimonio per cui ho suonato. Abbiamo due figli, Frank, che è venuto al ‘Barbera’ per Palermo-FC Messina, e Antonietta. Come viviamo il calcio in famiglia? Nessun derby tra di noi, mia moglie è nata in provincia di Bari ma non è mai stata una tifosa. Ora, però, quando torno dal club dove seguo le partite del Palermo, mi chiede: 'Che avete fatto?'. Anche mio figlio Frank vive la rinascita del Palermo. Il difetto delle nuove generazioni è che si sono 'americanizzate'. Frank, invece, si lascia coinvolgere in ogni mia iniziativa. Amichevole con i Cosmos in America dopo la promozione? Purtroppo è saltato tutto a causa del virus. Quest’anno, ugualmente, sono arrivate grandi soddisfazioni. Ho preso il Palermo (40% delle azioni, ndr) perché sono un appassionato di calcio e dei colori rosanero. Ma, la ragione principale è dare il segnale che l’emigrante non è più quello che partiva con la valigia di cartone. Un manifesto di riscatto sociale. Il mio sogno, col Palermo, è arrivare in serie A. Alle nostre spalle spingono migliaia di tifosi. Certo mi sembrerebbe presuntuoso affermare che saremo la Juventus della Sicilia. Da imprenditore, vedo un Palermo come l’Atalanta, che ammiro. Modello da copiare, la dimostrazione che con una programmazione seria, mirata, competente e con l’allenatore giusto, si riescono a fare grandi cose. Le donazioni? La pandemia ha creato allarme nel mondo e nuove situazioni di vita, disagi, condizioni di povertà. La raccolta è stata destinata all’assistenza dei più bisognosi, dei senza tetto, di quelli che hanno perso il lavoro e magari non possono mettere cibo sul tavolo. Siamo al primo gradino, cioè tornare fra i professionisti, sperando che si possa continuare a vincere sul campo e non per la sospensione del campionato. Il calcio può diventare un affare? Se uno parte da questa idea, meglio investire quattrini da uno psichiatra perché solitamente col pallone si perde e non ci si guadagna. E cambiare mestiere. Anche se resta la popolarità e la riconoscenza, posto che arrivino i risultati. Abbiamo il vantaggio di essere ripartiti da zero, dunque con bilanci e idee infatti. Coronavirus? Siamo tutti ai domiciliari... Mi sposto da casa in ufficio da solo, anche se mio figlio a volte viene a trovarmi. Francamente non ho paura. Mi sono sempre curato e sono convinto che, se il tuo corpo è sano e hai un sistema immunitario buono il Coronavirus non ti attacca. La cosa più importante è quella di stare isolati e seguire le norme delle autorità. Hobby? Per gli sport americani non vado matto. Prima collezionavo francobolli, ora non ci perdo più tempo. Non ho un minuto libero tra affari, Palermo e affetti. Insomma, non mi annoio. Con Mirri, avevamo creato un piano di triennale, con l’obiettivo di portare il Palermo in A. Ho fatto presente che, una volta in C, bisogna ridiscutere per non avere brutte sorprese: un conto la promozione dalla D alla C, un altro dalla C alla B. Una volta in B, si penserà ancora più in grande. Fermo restando che parlare di A mentre attendiamo l’esito di questa stagione, mi sembra prematuro".