Internalizzazione nella sanità siciliana, ora serve la ricognizione delle mansioni: per ogni lavoratore va individuato il profilo corrispondente
Dopo le manifestazioni sindacali, le rassicurazioni della Presidenza della Regione e il passaggio in V Commissione all'Assemblea Regionale Siciliana, sulla vertenza relativa all'internalizzazione dei lavoratori dei servizi esternalizzati nella sanità siciliana resta ancora un interrogativo fondamentale: a che punto è realmente la ricognizione promessa dalle Aziende sanitarie e quali saranno i prossimi atti concreti? A distanza di settimane dal confronto istituzionale, lavoratrici e lavoratori continuano ad attendere indicazioni precise. E proprio per questo, in questa fase, diventa sempre più urgente partire da quello che dovrebbe essere uno dei primi e più importanti passaggi dell'intero percorso: la ricognizione delle mansioni realmente svolte da ogni singolo lavoratore esternalizzato e la verifica della loro corrispondenza con i profili professionali oggi vigenti nelle Aziende sanitarie. Non si tratta di un semplice adempimento burocratico. Al contrario, è un passaggio fondamentale per comprendere quali attività vengono concretamente svolte ogni giorno all'interno delle strutture sanitarie pubbliche, da chi le svolge, con quali responsabilità e quale sia il corrispondente profilo professionale nell'organizzazione del Servizio sanitario regionale.
Non basta sapere per quale appalto si lavora: bisogna verificare cosa si fa realmente
Uno dei nodi della vertenza riguarda proprio la distanza che può esistere tra la denominazione formale del servizio esternalizzato e le mansioni che il singolo lavoratore svolge quotidianamente. Per questo la ricognizione dovrebbe essere effettuata persona per persona, evitando classificazioni generiche basate esclusivamente sull'appalto di appartenenza.
Occorre invece verificare concretamente:
quali attività vengono svolte dal singolo lavoratore;
presso quale struttura sanitaria presta servizio;
con quale continuità vengono svolte tali attività;
quali competenze sono richieste;
quali responsabilità vengono concretamente esercitate;
quali mansioni sono state svolte nel corso degli anni;
a quale profilo professionale vigente possano essere ricondotte le attività effettivamente svolte.
È proprio da questa fotografia reale del lavoro svolto che dovrebbe partire il successivo percorso amministrativo.
Un passaggio già indicato nelle prime fasi della vertenza
Come già evidenziato da TuttoPalermo.net nelle prime fasi della vicenda, la questione non può essere affrontata limitandosi a individuare genericamente i lavoratori interessati dagli appalti. Il tema centrale è anche quello di comprendere quali professionalità siano concretamente presenti all'interno delle strutture del Servizio sanitario regionale attraverso il lavoro esternalizzato. Una ricognizione effettuata correttamente dovrebbe quindi permettere di costruire una vera e propria mappa delle attività e delle professionalità presenti nelle diverse Aziende sanitarie. Questo significa analizzare la situazione individuale dei lavoratori e verificare la corrispondenza tra le mansioni effettivamente svolte e i profili professionali oggi vigenti. Un lavoratore che da anni opera quotidianamente all'interno di un ospedale o di un'azienda sanitaria non può essere considerato esclusivamente sulla base del nome dell'impresa appaltatrice per la quale formalmente è assunto. Cambiare impresa affidataria attraverso i diversi cambi di appalto non significa necessariamente cambiare la mansione, le competenze o la professionalità concretamente esercitata. Ed è proprio questo che una ricognizione puntuale dovrebbe essere in grado di mettere in evidenza.
La ricognizione deve diventare un atto concreto
Le indicazioni fornite dalla Regione dopo il sit-in del 13 luglio avevano individuato nella ricognizione del personale e delle attività svolte un primo passaggio operativo. A questo punto, però, è necessario che quella indicazione trovi una concreta attuazione. Per lavoratrici e lavoratori non è sufficiente sapere che una ricognizione è stata annunciata. Occorre conoscere come viene effettuata, con quali criteri e quali saranno gli esiti.
È quindi necessario chiarire:
chi sta procedendo alla ricognizione;
quali criteri vengono utilizzati;
quali lavoratori vengono coinvolti;
quali documenti e informazioni vengono acquisiti;
come vengono valutate le mansioni effettivamente svolte;
come viene individuata la corrispondenza con i profili professionali vigenti;
quali saranno i tempi per arrivare a un quadro definitivo.
Sono tutti elementi fondamentali se si vuole trasformare la previsione normativa in un percorso amministrativo concreto.
Ogni lavoratore ha una storia professionale da ricostruire
La verifica non dovrebbe inoltre limitarsi alla situazione esistente nel momento in cui viene effettuata. Per molti lavoratori, infatti, la storia professionale si è sviluppata nell'arco di diversi anni e attraverso successivi cambi di appalto. Diventa quindi importante ricostruire le attività effettivamente svolte nel tempo, verificandone la continuità e l'eventuale evoluzione. Il cambio dell'impresa appaltatrice può aver modificato il datore di lavoro formale, ma non necessariamente il luogo nel quale il lavoratore presta servizio, le attività quotidiane o le competenze utilizzate. La ricognizione dovrebbe quindi fotografare questa realtà, mettendo in relazione la storia lavorativa del singolo dipendente con le mansioni concretamente svolte all'interno della struttura sanitaria.
Dalle mansioni al profilo professionale
Una volta ricostruita la situazione individuale, il passaggio successivo dovrebbe essere la verifica della corrispondenza tra le attività effettivamente svolte e i profili professionali oggi vigenti nelle Aziende sanitarie. È un passaggio particolarmente importante perché consente di superare una lettura basata esclusivamente sulla denominazione dell'appalto e di concentrarsi invece sul lavoro realmente svolto. L'obiettivo dovrebbe essere quello di arrivare a un quadro documentato e omogeneo, Azienda per Azienda e lavoratore per lavoratore, che permetta alle istituzioni di conoscere con precisione quali attività vengono oggi garantite attraverso il sistema degli appalti e quali professionalità sono già presenti all'interno delle strutture sanitarie.
Dopo le promesse, servono risposte
La vicenda ha già attraversato diversi passaggi: la mobilitazione dei lavoratori, il confronto con la Presidenza della Regione e l'audizione in V Commissione. Adesso è necessario che il percorso proceda sul piano amministrativo. La richiesta, a questo punto, è concreta: avviare immediatamente, o rendere trasparente se già avviata, la ricognizione individuale delle mansioni effettivamente svolte da ogni lavoratore interessato. Non un semplice censimento numerico del personale, ma una verifica puntuale delle attività, delle competenze e delle responsabilità. Perché proprio da questa fotografia può emergere il quadro necessario per comprendere quali professionalità siano già presenti nella sanità pubblica siciliana attraverso gli appalti e quale sia la corrispondenza con i profili professionali oggi vigenti.
Serve un metodo uguale per tutte le Aziende sanitarie
Ed è proprio su questo punto che la Regione dovrebbe fornire indicazioni chiare e omogenee a tutte le Aziende sanitarie coinvolte. Una ricognizione effettuata con criteri differenti da un'Azienda all'altra rischierebbe infatti di produrre risultati non uniformi e di rendere più difficile una valutazione complessiva della platea interessata. Per questo sarebbe necessario individuare criteri comuni di rilevazione, definendo con chiarezza quali informazioni devono essere raccolte per ciascun lavoratore e quali elementi devono essere utilizzati per verificare la corrispondenza tra le mansioni effettivamente svolte e i profili professionali vigenti. La ricognizione dovrebbe quindi diventare uno strumento concreto e documentato, capace di restituire una fotografia reale della situazione esistente nelle diverse strutture sanitarie siciliane. Non soltanto quanti lavoratori sono coinvolti, dunque, ma chi sono, cosa fanno, da quanto tempo lo fanno e quale professionalità esprimono concretamente all'interno del Servizio sanitario regionale.
Dalle parole agli atti
La Legge di Bilancio 2026 ha aperto una prospettiva attesa da anni. Ora è necessario che quella prospettiva trovi un percorso concreto, trasparente e verificabile. Dopo le rassicurazioni arrivate a luglio e dopo il successivo passaggio istituzionale in Assemblea Regionale, il tema non può rimanere fermo alle dichiarazioni. Servono atti, tempi e criteri certi. Il primo passo non può più essere rinviato: lavoratore per lavoratore, mansione per mansione, occorre fotografare il lavoro realmente svolto e verificarne la corrispondenza con i profili professionali vigenti. Solo attraverso una ricognizione seria, uniforme e dettagliata sarà possibile costruire una base oggettiva sulla quale sviluppare il successivo percorso di internalizzazione. Per centinaia di lavoratrici e lavoratori siciliani, dopo anni di attesa, è arrivato il momento che agli impegni annunciati seguano atti concreti.



