Internalizzazione, la nuova partita si gioca sulle mansioni: nelle ASP non conta solo la qualifica
La legge non guarda soltanto ai servizi ausiliari: il nodo è individuare le funzioni sanitarie, socio-sanitarie, tecniche e amministrative realmente svolte all'interno delle Aziende sanitarie. E dopo l'ultimo confronto i sindacati preparano la mobilitazione
La riunione sull'internalizzazione del personale dei servizi esternalizzati della sanità siciliana avrebbe dovuto contribuire a fare maggiore chiarezza sul percorso da intraprendere. Invece, come già riportato da TuttoPalermo.net, tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali è rimasto più di qualche motivo di insoddisfazione. Le risposte attese non sono arrivate in modo sufficiente e, proprio per questo, il confronto sembra destinato a spostarsi nuovamente sul terreno della mobilitazione. Ma al di là delle iniziative sindacali, c'è un altro aspetto che merita di essere approfondito e che riguarda direttamente le ASP siciliane: la necessità di capire quali mansioni svolgano realmente i lavoratori dei servizi esternalizzati.
Non soltanto ausiliari
Il dibattito sull'internalizzazione si è concentrato molto sui servizi ausiliari e sugli OSS. La nuova formulazione normativa, tuttavia, porta il ragionamento su un perimetro più ampio. Il riferimento è alla legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026) e, in particolare, all’articolo 1, comma 365, lettera b), che modifica l’articolo 1, comma 268, lettera c), della legge 30 dicembre 2021, n. 234. La nuova formulazione consente, nell'ambito delle procedure previste dalla norma, di considerare il personale impiegato in mansioni sanitarie, socio-sanitarie, tecniche e amministrative corrispondenti alle attività dei servizi esternalizzati, che abbia garantito assistenza ai pazienti o, comunque, la funzionalità dei servizi per almeno sei mesi nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2025 e con almeno diciotto mesi di servizio. Ed è proprio il riferimento alla funzionalità dei servizi che merita particolare attenzione. Perché un’Azienda sanitaria non vive soltanto delle attività direttamente rivolte al paziente, ma anche di attività tecniche, amministrative, organizzative e di supporto che ne consentono quotidianamente il funzionamento.
Dentro le ASP ci sono lavoratori che svolgono funzioni diverse
Ogni giorno, all'interno delle Aziende sanitarie, vengono svolte decine di attività necessarie al funzionamento della macchina organizzativa. Attività amministrative, tecniche, organizzative e di supporto che permettono agli uffici, ai servizi, ai reparti e alle strutture di continuare a funzionare. Ed è possibile che, nel corso degli anni, alcuni lavoratori formalmente inquadrati per una determinata attività abbiano finito per svolgere mansioni ulteriori o differenti rispetto a quelle che emergono semplicemente dalla loro qualifica contrattuale. È questo il punto sul quale sarebbe necessario fare chiarezza. Non significa che la mansione concretamente svolta trasformi automaticamente un lavoratore in amministrativo, tecnico, sanitario o socio-sanitario. Significa che quella mansione deve essere rilevata.
Il nome dell'appalto non può essere l'unica fotografia
Un servizio può avere una determinata denominazione, ma al suo interno possono operare persone con attività molto diverse. E c'è un altro elemento da non sottovalutare: in alcuni casi il lavoratore può essere rimasto per anni all'interno della stessa ASP, anche quando il servizio è passato da una società appaltatrice a un'altra. Il datore di lavoro può quindi essere cambiato, mentre il lavoratore ha continuato a svolgere la propria attività nella stessa struttura e per lo stesso servizio. Per questo la storia lavorativa non può essere fotografata soltanto attraverso l'ultimo contratto. Bisogna guardare anche a ciò che è avvenuto negli anni precedenti.
Il lavoratore che continua a garantire il servizio
È qui che la questione diventa particolarmente delicata. Un lavoratore può avere una qualifica formalmente riconducibile a un determinato servizio, ma essere diventato nel tempo una presenza stabile all'interno dell'organizzazione dell'ASP. Può svolgere attività di supporto agli uffici, ai magazzini, alle strutture operative o ad altri servizi. Può conoscere procedure, flussi e organizzazione interna che ha imparato attraverso anni di lavoro. E può continuare a svolgere quelle attività anche quando cambia la società che gestisce l'appalto. In questi casi la domanda non dovrebbe essere soltanto: “Che qualifica ha?” Dovrebbe essere anche: “Che cosa fa concretamente ogni giorno?”
La funzionalità dei servizi
È proprio qui che assume particolare importanza il riferimento normativo alla funzionalità dei servizi. Perché una struttura sanitaria può essere mantenuta in funzione anche attraverso attività che non sono direttamente assistenziali. Ci sono funzioni che magari non si vedono, ma che consentono quotidianamente all'organizzazione di andare avanti. Ed è per questo che una ricognizione seria dovrebbe riuscire a fotografare non soltanto i numeri, ma anche le funzioni effettivamente garantite dal personale esternalizzato.
Prima la mansione, poi il profilo
Il ragionamento dovrebbe quindi seguire un percorso molto semplice. Prima occorre capire che cosa fa realmente il lavoratore. Poi verificare quali competenze ha maturato. Successivamente individuare il profilo professionale al quale quelle attività possono eventualmente essere ricondotte. E soltanto a quel punto verificare la presenza degli altri requisiti previsti dalla normativa e le procedure che saranno adottate dalle Aziende. È una distinzione importante. Perché dire che la legge contempla anche le mansioni amministrative o tecniche non significa sostenere che tutti i lavoratori che svolgono determinate attività debbano essere automaticamente internalizzati. Significa che quelle attività non possono essere ignorate nella fase di ricognizione.
La ricognizione dovrebbe essere lavoratore per lavoratore
La fotografia che le ASP dovrebbero costruire dovrebbe quindi comprendere almeno:
qualifica formalmente posseduta;
mansioni effettivamente svolte;
struttura o servizio nel quale il lavoratore opera;
durata dell'attività;
eventuale continuità della mansione nei diversi cambi di appalto;
competenze concretamente utilizzate;
funzioni garantite all'interno dell'Azienda;
eventuale corrispondenza con un profilo sanitario, socio-sanitario, tecnico o amministrativo.
Solo così sarà possibile capire quale sia realmente la platea interessata dal percorso di reinternalizzazione.
E qui torna la mobilitazione dei sindacati
Il malcontento emerso dopo l'ultimo confronto non riguarda quindi soltanto una questione numerica. I sindacati chiedono maggiore chiarezza sul percorso e sulla platea dei lavoratori interessati, mentre tra gli addetti cresce la preoccupazione per il rischio che una parte delle professionalità maturate negli anni non venga adeguatamente considerata. Da qui la decisione di proseguire la mobilitazione. Il punto, però, è che la discussione potrebbe essere affrontata anche partendo da una domanda molto concreta: quali sono tutte le attività oggi garantite dal personale esternalizzato all'interno delle ASP siciliane? E subito dopo: chi le svolge e con quale qualifica formale?
Non è soltanto una questione di numeri
La partita dell'internalizzazione, dunque, potrebbe essere molto più complessa di una semplice conta dei lavoratori. Non tutti hanno necessariamente la stessa mansione. Non tutti svolgono le stesse attività. E non tutti possono essere valutati esclusivamente sulla base del nome dell'appalto o della qualifica riportata sul contratto. C'è una storia lavorativa da ricostruire. Ci sono attività da individuare. Ci sono funzioni che vengono garantite quotidianamente all'interno delle ASP e che devono essere messe nero su bianco.
Adesso serve una fotografia reale
Dopo un confronto che ha lasciato l'amaro in bocca a molti lavoratori e ai sindacati, la mobilitazione può diventare il modo per chiedere risposte più precise. Ma la questione centrale rimane una. Le ASP devono riuscire a fotografare il lavoro che viene realmente svolto al loro interno. Non soltanto quanti lavoratori ci sono. Non soltanto quale società gestisce il servizio. Non soltanto quale qualifica compare sul contratto. Ma quali mansioni vengono svolte ogni giorno, da quanto tempo, per quale servizio e quanto quelle attività siano necessarie alla funzionalità dell'Azienda sanitaria. È da questa fotografia che potrà emergere il quadro reale. E forse è proprio questo il passaggio che oggi i lavoratori e i sindacati chiedono con maggiore forza: che nessuna professionalità venga valutata soltanto sulla carta, prima ancora di aver verificato quale lavoro abbia realmente svolto negli anni all'interno della sanità siciliana.



